E alla fine le lacrime di Neymar riassumono i 180 minuti della sfida fra due Grandi del calcio europeo: il Barcellona ormai sulla via del tramonto come ciclo e la Juventus, stabilmente nell’Olimpo del calcio e pronta ad alzare, destino permettendo, la Coppa dalle lunghe orecchie.

Ieri sera eravamo increduli davanti alla TV. Tutti ci aspettavamo, e auguravamo, di passare alle semifinali ma con qualche sofferenza, invece mentre il cronometro scandiva i minuti eravamo sempre più consapevoli che in campo non avevamo una squadra che era andata per approfittare del largo vantaggio dell’andata, ma un collettivo pronto ad imporre il proprio gioco in ogni reparto.

La maturità dei nostri campioni juventini si è vista anche nei tentativi, a dir poco goffi, di metterla in rissa o di intimorire con falli al limite del regolamento.

Dispiace comunque vedere una squadra blasonata come il Barcellona non restituire la palla dopo che Dybala l’aveva messa in angolo per soccorrere un Mandzukic dolorante. Questo atteggiamento dimostra che ancor prima del mercato estivo i dirigenti spagnoli dovranno correre ai ripari con corsi di lealtà sportiva per i propri tesserati.

Ma a noi poco importa, abbiamo dimostrato di essere una squadra che può ambire a trofei anche in ambito internazionale e che d’ora in poi anche le altre squadre dovranno alzare gli occhi al cielo in segno di sconforto se dall’urna si vedranno accoppiati con la Vecchia Signora.

Inutile nascondersi dietro ad un dito…. Puntiamo alla finale e a farla nostra. Sul cammino ci sono ancora tre forti squadre che cercheranno di rovinarci la festa, ma a questo punto tutto può succedere e nulla può scalfire la nostra sicurezza.

Naturalmente anche ieri c’erano gufi sparsi per tutto lo Stivale che speravano nella “remuntada”, ma cosa possiamo dire? Noi abbiamo lo stile Juventus, e quando altre squadre italiane giocano per portare in alto i colori nazionali tifiamo per loro, indipendentemente che si tratti delle milanesi o romane oppure anche gli “odiati” cugini torinesi.

Ma come disse il grande Antonio de Curtis, in arte Totò in un suo famoso film: “Signori si nasce…. E io lo nacqui”.

Tutto il resto non ci interessa, non ci scalfisce e sinceramente non ci impegna più di queste quattro righe nell’argomentazione.

Aspettiamo domani per sapere cosa ci riserva l’urna, senza temere nessuno e ormai temuti da tutti.

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