Le roi est mort, vive le roi!”, formula con cui nella monarchia francese precedente alla rivoluzione si annunciava al popolo contemporaneamente la morte del re e l’avvento del suo successore, volendosi così affermare la continuità ininterrotta dell’istituto monarchico.

Ad oggi, metaforicamente parlando, è morto il Re Allegri, ma ancora aspettiamo il suo successore.

Tranquilli! questa scelta è dettata dal fatto che la Società vuole chiudere il campionato con lo stile che la contraddistingue, senza offendere chi fino ad oggi ha lavorato bene e con diligenza, lasciandogli i riflettori per ringraziarlo dei cinque anni in cui ha portato cinque scudetti, quattro coppe italia e due finali Champions (le supercoppe italiane le lascio annoverare a chi non vince mai nulla e ne ha bisogno per spolverare il proprio palmares).

Quindi giusta la standing ovation per il nostro Max. Ma i complimenti si fermano qui.

Già perché dopo i meriti dobbiamo anche elencare i demeriti.

Il caro Max ha preso una squadra al top nel panorama nazionale e nonostante lo scetticismo generale ha migliorato i risultati sia in Italia che in Europa. Questo ha permesso alla Società di poter fare acquisti mirati che ne hanno migliorato il potenziale in ogni reparto. Ma a questo punto è subentrata la mentalità italiana, che ci fa credere di essere bravi perché sappiamo mantenere la posizione, ma non ci fa capire che l’immobilismo porta all’isolamento e alla sconfitta nel tempo, perché gli altri hanno prendono consapevolezza del proprio potenziale confrontandosi con nuove sfide e vincendole, mentre noi rimaniamo sempre nello stesso terreno.

Non è un caso che le migliori partite della Juventus allegriana siano state quelle dove si era con le spalle al muro, dove non c’era nulla da perdere e la situazione sembrava compromessa; giusto per ricordare la partita di ritorno di quest’anno con l’Atletico, dell’anno scorso a Madrid con il Real e sempre l’anno scorso con l’Inter a San Siro, dopo la sconfitta in casa con il Napoli.

Già perché Max è un ottimo allenatore, ma forse per entrare nell’Olimpo dei Grandi allenatori deve vedere un po’ il Mondo, in senso calcistico, capire come si gioca per vincere anche al di fuori dei confini nazionali, e a quel punto penso che lo rimpiangeremo. Ma non oggi, perché alla Juventus serve che anche l’allenatore abbia una mentalità vincente, che abbia il coraggio di osare in certi momenti, di buttare nella mischia anche i giovani e non solo quelli che gli assicurano il punto ma che gli facciano perdere alcune battaglie ma alla fine portino alla vittoria della Guerra.

L’ultimo appunto è per noi tifoseria…. Dobbiamo anche noi cominciare ad avere una mentalità vincente, all’attacco ed extra nazionale.

Si può non essere d’accordo con il modulo, con gli acquisti e le cessioni, ma quando l’arbitro fischia l’inizio della partita tutti questi pensieri si mettono in soffitta e rimane solo da tifare per i nostri colori, e finita la partita si applaude la grande prestazione, anche se è arrivata una sconfitta o un’eliminazione.

Solo così potremo veramente competere con i grandi club europei e internazionali.

Ah certo ci siamo dimenticati dell’argomento successore Allegri. Beh non me ne frega nulla, i nomi non contano, conta il bel gioco, perché su una cosa il toscano sbagliava: quando giochi bene (quindi in tutti e tre i reparti) i risultati arrivano anche a livello internazionale.

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